Grotta del Farneto

Il parco dei gessi bolognesi organizza visite guidate alla grotta del Farneto a partire da casa Fanitni, località Farneto.
Le visite si svogono nei rami fossili della grotta per all’incirca 500mt lineari sotto l’abile e divertente guida dei ragazzi del gruppo speleologico locale (GSB-USB).
La grotta, che è patrimonio nazionale per l’importante interesse archeologico, è in verita stata ampiamente scavata, danneggiata negli anni passati dalla cava del gesso e saccheggiata, ma vale comunque la pena di essere visita, per godersi l’atmosfera di grotta ‘reale’ e la turisticizzazione molto rispettosa.
Di consiglia un vestiario comodo e relativamente caldo (la temperatura interna si aggira tutto l’anno sui 12°C), tutto il resto è fornito dal parco.
Buona punta.

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Notti d’Istanbul (#2)

A Istanbul la storia ha giocato a scacchi con le persone e con il tempo. L’ex-capitale di ben quattro imperi è ora una città spodestata sebbene brulicante di di gente e di affari. Le ondate storiche hanno confuso le arti e le genti ed ad oggi risulta difficile distunguere le etnie o le epoche dei monumenti. Tutto si mischia a Instambul, le pietre come i geni.

Basilica Cisterna

Basilica Cisterna

Così nella surreale Basilica Cisterna (Yerebatan Sarayi) – una cisterna sotterranea voluta da Giustiano I ai tempi dell’impero romano d’Oriente – si trovano mischiate, tra le centinaia di colonne, carpe grosse come un avambraccio e tonnellate d’acqua: capitelli greci e romani, colonne islamiche e teste colossali di meduse provenienti da chissà quale monumento di chissà quale epoca storica. Incedere in questo ordinato guazzabuglio culturale, complici l’asfisiante caldo-umido e una certa carenza di ventilazione, disorienta in usa sorta di alienazione spazio-temporale.

Testa di Medusa nella Basilica Cisterna

Testa di Medusa nella Basilica Cisterna

Moschea Blu

Moschea Blu

Sotto la luce del sole, invece, si fronteggiano le due più famose moschee della nazione turca: la leggiadra, lineare, stupenda e relativamente moderna Moschea blu (Sultan Ahmet camii) e la vetusta, travagliata, opprimente e rattopata Santa Sofia (Hagia Sofia).

Tra le due ‘balla’ quasi un millennio e se architettonicamente la questione è evidente nell’insieme, Ciò diventa ancora più evidente nei piccoli dettagli. Se la moschea blu è un ricamo scintillante stagliato nel cielo blu che sovrasta il Bosforo, Santa Sofia è un immenso patchwork rossiccio che documenta la tradìsformazione dell’originale chiesa greco-ortossa in moschea. Nel tempo sono stati aggiunti pinnacoli, mausolei e controffarti, variate le decorazioni, ma senza mai snaturare del tutto la struttura originaria tant’è che tutt’oggi al suo interno sopravvivono alcuni dei mosaici dorati più famosi della cristinità. Passare dall’una all’altra è come divertirsi a entrare ed uscire tra le vasche della sauna svedese: l’effetto mozzafiato è lo stesso.

Hagia Sofia

Hagia Sofia

Contrasto sta periodo bizzantino e ottomano all'interno di Hagia Sofia

Contrasto sta periodo bizzantino e ottomano all’interno di Hagia Sofia

venditore di frutta fresca all'ippodromo di Costantinopoli

venditore di frutta fresca all’ippodromo di Costantinopoli

Ed infine ci sono loro, i turchi. Non hanno una fisionomia definita: possono essere chiari, scuri, vestire all’occidentale, all’orientale o alla musulmana, ma amano le spremute di frutta fresca (vendute in qualunque angolo della strada), i cibi ultra-dolci, il narghilé, e i gatti – a cui è concesso veramente tutto dal rubarti il cibo dal piatto al dormire sui preziosi tappeti intessuti a mano nella vertrina di un negozio. I turchi sono commercianti nati e forgiati da millenni di storia contesa tra due continenti, e il Gran Bazar di Istanbul è sicuramente il luogo dove ciò più emerge. Vi si vende di tutto (dalla gioielleria alla maiolica, dalle sciarpe alla spezie, dalle scarpe ai tessuti) e su tutto si contratta per svariate decine di minuti.

Un gatto semi randagio dorme sui tappeti pregiati in vendita

Un gatto semi randagio dorme sui tappeti pregiati in vendita

Notti d’Istanbul (#1)

Dopo un viaggio eterno costellato di estenuanti attese in areoporto, sono approdata ad Istanbul. Al tramonto la città che si stringe su una lunga ferita di mare sembra sanguinare e urlare col traffico tutta l’angoscia di un mondo conteso tra due coninenti.

Mura, e ancora mura. Mura dappertutto. Mura romane, bizzantine, ottomane. Mura per porteggere, Mura per minacciare. Mura per ricordati – con il loro claustorfobico abbraccio – che questo lembo di terra non è mai stata una terra di pace.

Dal minareto della Moschea Blu, si spande la preghiera del Muezzin. La moschea è impressionante, colossale, immensa. I suoi numerosi minareti trafiggono minacciosi il cielo nero, come lance di luce. Miracoli dell’illuminazione elettrica e di una fede monotona e incrollabile.

E luci, migliaia e migliaia di poriettori e lampade accese. Scintillano di luci cangianti i ponti, i monumenti, le moschee, persino le navi sul Bosforo. Tutto è illuminato e tutto cambia colore ogni pochi minuti, come in un grande luna park in cui si aggirano una decina di milioni di persone.

Ti resta, nel letto della tua microscopica camera d’albergo, quest’inutile sensazione contesa tra l’ansia e la leggerezza, la paura e lo stupore.

I Sassi di Rocca Malatina

Sassi di Rocca Malatina, originally uploaded by sacherfire.

Grazie ad un piccola (neppur tanto) deviazione da un percorso panda-migliare, mi hanno portato – qualche giorno fa – ai Sassi di Rocca Malatina. A parte la piccola meraviglia geologica ed il fascino incatenante che i marmi e i calcari hanno sulla mia piccola mente infettata dalla speleo, il parco dei sassi sembra essere splendidamente tenuto, molto curato e ricco di iniziative interessanti (percorsi guidati EA, safari diurni e notturni, eventi MTB, eventi gastronomici). All’imbocco del parco inoltre c’è il Borgo dei Sassi dove si mangia decisamente bene, in pace, al fresco e a prezzi abbordabili, il tutto condito dai gestori assieme burberi e apremurosi e dai loro (bellissimi) gufi di legno intagliati.

Tornerò con adeguato tempo e attrezzatura.

Ai confini della realtà

Colors

Nell’articolo ‘profondo sud’ ho descritto come il Salento sia un non-luogo, aggrappato al mondo reale con i denti e con i piedi immerso nell’infinita irrealtà.

Un po’ di tempo fa, nel profondo per una breve vacanza, mi trovavo a percorrere la litoranea abbarbicata su scogliere vertiginose, che collega Santa Maria di Leuca a Otranto. Una panoramica mozzafiato, assolutamente da percorrere, con una certa attenzione, almeno una volta nella vita. A 20km circa da Otranto, la stradina litoranea finisce e si butta su qualcosa che potremmo paragonare alla tangenziale di Otranto.

Imbocco felice la tangenziale, ma tosto questa si interrompe e appare una bella insegna di cartone con su scrito ‘Otranto ->’. L’indicazione ovviamente mi butta nelle stradine agricole tra campi e ulivi. La stradina si biforca, si interrompe, ritorna e via dicendo, senza, ovviamente, nessuna ulteriore indicazione.

Giunta alla disperazione chiedo informazioni a un contadino che lavora nel suo uliveto, e questi, con tutta naturalezza, mi dice di passare in mezzo alle ruspe dove c’è l’interruzione in una delle stradine che ho percorso nei precedenti 15 minuti. ‘Non si preoccupi, si passa comodi’ mi dice.

Ebbene, io credo di avere abbastanza disinvoltura alla giuda, e non sono certo una persona che si agita facilmente, MA dovendo fare una curva a gomito tra due ruspe grosse e spigolose come dei transformers e un buco di 3x2x2 metri, su una stradina larga qualche centimetro più della mia C3, io e la C3 abbiamo sudato molto freddo (nonostante i 30° C all’ombra).  Ho fatto la mia gincana, mi sono fermata, sono scesa un attimo dalla macchina per prendere fiato con le mani che tremavano, degne di un paziente affetto dal Parkinsons. Poi ho guardato la fiancata della macchina, con qualche riga provocata dalle carezze dei fichi d’india di bordo strada, e l’immensa voraggine che abbiamo evitato: avrebbe potuto andare molto peggio.

Mi chiedo, però: come fanno quelli con macchine più grosse della mia?