
Nell’articolo ‘profondo sud’ ho descritto come il Salento sia un non-luogo, aggrappato al mondo reale con i denti e con i piedi immerso nell’infinita irrealtà.
Un po’ di tempo fa, nel profondo per una breve vacanza, mi trovavo a percorrere la litoranea abbarbicata su scogliere vertiginose, che collega Santa Maria di Leuca a Otranto. Una panoramica mozzafiato, assolutamente da percorrere, con una certa attenzione, almeno una volta nella vita. A 20km circa da Otranto, la stradina litoranea finisce e si butta su qualcosa che potremmo paragonare alla tangenziale di Otranto.
Imbocco felice la tangenziale, ma tosto questa si interrompe e appare una bella insegna di cartone con su scrito ‘Otranto ->’. L’indicazione ovviamente mi butta nelle stradine agricole tra campi e ulivi. La stradina si biforca, si interrompe, ritorna e via dicendo, senza, ovviamente, nessuna ulteriore indicazione.
Giunta alla disperazione chiedo informazioni a un contadino che lavora nel suo uliveto, e questi, con tutta naturalezza, mi dice di passare in mezzo alle ruspe dove c’è l’interruzione in una delle stradine che ho percorso nei precedenti 15 minuti. ‘Non si preoccupi, si passa comodi’ mi dice.
Ebbene, io credo di avere abbastanza disinvoltura alla giuda, e non sono certo una persona che si agita facilmente, MA dovendo fare una curva a gomito tra due ruspe grosse e spigolose come dei transformers e un buco di 3x2x2 metri, su una stradina larga qualche centimetro più della mia C3, io e la C3 abbiamo sudato molto freddo (nonostante i 30° C all’ombra). Ho fatto la mia gincana, mi sono fermata, sono scesa un attimo dalla macchina per prendere fiato con le mani che tremavano, degne di un paziente affetto dal Parkinsons. Poi ho guardato la fiancata della macchina, con qualche riga provocata dalle carezze dei fichi d’india di bordo strada, e l’immensa voraggine che abbiamo evitato: avrebbe potuto andare molto peggio.
Mi chiedo, però: come fanno quelli con macchine più grosse della mia?
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