
Dopo quasi un mesetto torno in montagna. La giornata è gelida, ventosetta e decisamente splendida, con un cielo bluissimo e terso. Tutta la valle, o quasi è a sciare (e io sinceramente nella mia vita ho sciato troppo per aver di buttarmi nella folla delle piste la domenica) e la restante parte è allineata lungo la pista di rally su ghiaccio (orrore, inquinamento e rumore)…
Mi carico la macchina foto in spalla e mi dirigo a passo lungo verso il Grand Puy lungo la strada comunale invasa di neve e di ghiaccio. E appena usciti dai circuiti consueti riscopro il “vecchio mondo” che parla di preferenza in dialetto, che saluta cortesemente lungo la strada e si ferma a fare due chiacchiere prendendo fiato.
C’è il gruppetto di anziani che cammina lento, mi cortesemente passare. Sono preoccupati per me perchè mi sto avventurando nella neve con le Superga di cotone (e potrebbero anche aver ragione, dice il mio animo alpino).
C’è la signora di mezz’età con le ciaspole in spalla. Mi guarda fare due foto e mi racconta di come, da inizio gennaio, tutte le domeniche le giornate siano splendide. Lei si fa delle lunghe passeggiate in solitaria sui sentieri “perchè sai” mi dice ”mio marito ha problemi di salute”.
C’è il branco di umani con cane timido al seguito. Il cane mi abbaia e mi ringhia. Dispiaciuti si fermano a raccontarmi la vita di Peggy e di come il povero cane sia stato traumatizzato dalla famiglia che l’aveva in precedenza.
C’è la coppia di distinti signori benestanti in ciaspole e tenuta da montagna ipertecnica e ultimo grido che si sdraia al sole tra le stradine innevate del Puy. Mi offre una cioccolata calda alla piola sorridendo del fatto che tu sia arrivato fin lì in scarpine da città… (ma chi ride di più? loro di me in scarpette e blue jeans o io di loro che con tanto di ipertecnologia sono arrivati allo stesso mio punto?)
Ci sono i due tuoi coetanei di carmagnola che si buttano giù dai prati scoscesi in bob fracassandosi contro i pini. Mi offrono gentilmente un giro di puro delirio (che ovviamente accetto) e mi salutano dicendo “procurati un bob che la prossima domenica ci divertiamo assieme”. (E questa mi sembra una splendida idea, suicida il giusto. Questa settimana mi procaccio un bob tutto mio, e magari è la volta buona che mi fracasso la testa…)
E c’è il silenzio assoluto, all’infuori dei radi incontri, e l’odore di legna bruciata nei camini…
Riscendo a valle lungo il vecchio, ripisissimo sentiero che dal Grand Puy porta a Ruà, pattinando sul sedere.
Buon, vecchio, Piemonte.
Ma chi ve lo fa fare, gente, di andare a sciare la domenica?!?